mercoledì 17 ottobre 2012

Liberalizzazioni, atto primo: Energia Elettrica

E' il momento di analizzare "roba grossa" come il tema delle liberalizzazioni, cominciando dal mercato dell'energia elettrica in Italia, cercando di capire com'è strutturato, a che livello siamo in termini di de/regolamentazione e quali sono le ricadute in bolletta. A grandi linee è abbastanza semplice, ma volendo avere un quadro più dettagliato avviso già in anticipo che sarà lunga...

Cominciamo dalle basi
L'energia elettrica è quella forma di energia che meglio si presta ad essere trasformata e trasmessa (distribuzione semplice ed economica tramite impianti fissi, velocità di trasmissione elevata, scarse perdite energetiche, manutenzione non  molto costosa e in più non produce l’inquinamento caratteristico delle altre fonti energetiche). 
La sua produzione può essere possibile tramite differenti fonti di energia primarie, principalmente di due tipi: rinnovabili e non rinnovabili
  • Rinnovabili: si tratta di fonti presenti in natura in quantità illimitata e rigenerabile (rinnovabili appunto)  
    • energia idraulica (impianti idroelettrici), sfruttando grandi portate d'acqua
    • energia solare (impianti fotovoltaici), convertendo l'energia del Sole
    • energia eolica (pale eoliche), usufruendo del vento
    • energia geotermica (impianti geotermici), portando in superficie e sfruttando il vapore della crosta terrestre
  • Non rinnovabili: fonti destinate ad esaurirsi (non rinnovabili appunto)
    • combustibili fossili (centrali termoelettriche), per lo più petrolio, carbone e metano (e derivati)
    • energia nucleare (centrali nucleari). utilizzando la fissione nucleare

Alcuni dati sulla situazione italiana
Attualmente la produzione netta italiana del 2011 (cioè la somma delle quantità di energia elettrica prodotta al netto di quella destinata ai servizi ausiliari, ai consumi da pompaggio e ad eventuali perdite) è di 291.445 Gwh composta all'incirca al 16% dall'energia idroelettrica, al 77% da quella termoelettrica (la maggior parte della quale è coperta dall'uso di metano al 65%, carbone al 19,6% e il resto petrolio e derivati), al 3,3% da quella eolica, al 3,5% da quella fotovoltaica e al 1,8% da quella geotermica.
Dal lato della domanda la richiesta totale è ripartita in 5,9 Thw di consumi agricoli, 62,2 Thw per l'industria manifatturiera di base, 57,8 Thw per la manifatturiera non di base, 97,7 Thw per il terziario, 70,1 Thw ad uso domestico e infine 20,8 Thw di perdite di rete in generale (che figurano ovviamente come richiesta).
La parte di domanda non coperta dalla produzione nazionale viene ovviamente soddisfatta tramite fornitori esteri, per 47,5 Thw.
Il saldo tra la parte esportata, 1,7 Thw, e la parte importata, 47,5 Thw, è di circa 45,8 Thw (siamo il secondo paese al mondo per importazione netta di energia, dopo il Brasile)

Il sistema elettrico a livello teorico

L’insieme delle macchine, apparecchiature e linee destinate alla produzione, trasformazione, trasmissione,
distribuzione ed utilizzazione dell’energia elettrica costituisce il sistema elettrico, che è sostanzialmente l’unione di più sottosistemi distinti fra loro.

Le funzioni delle varie parti del sistema si possono così classificare:
Produzione: mediante centrali di varo genere o importazione (*)
Trasmissione: trasferire l'energia dai centri di produzione alle zone di consumo
Dispacciamento: monitoraggio dei flussi elettrici per coordinare produzione, trasmissione,servizi ausiliari  e bilanciando domanda e offerta continuamente (può rientrare nell'attività generale di trasmissione)
Distribuzione: ulteriore livello del trasporto dell’energia che interessa il collegamento tra le stazioni e le cabine
Vendita/fornitura "retail": fornitura al cliente finale ("retail", cioè al dettaglio), quindi collegamento tra le cabine e le varie utenze (si vedrà più avanti che nel caso italiano la distinzione in questo segmento è tra mercato libero e mercato di maggior tutela)

*Al livello della Produzione, bisogna aggiungere che tutte le maggiori centrali di produzione sono tra loro collegate mediante linee di interconnessione, in modo tale che al livello delle tensioni più alte vi sia una unica rete interconnessa in cui confluisce tutta l’energia prodotta, con il vantaggio che la messa fuori servizio di una centrale non pregiudica l’alimentazione di una o più zone del territorio nazionale; in questo modo diventa però estremamente delicato il problema della regolazione delle energie prodotte dalle varie centrali e della
ripartizione dei flussi di energia sulle varie linee. Vi sono poi ovviamente anche linee di connessione tra l'Italia e i paesi confinanti, attraverso cui transita l'import-export energetico.

Il sistema elettrico in Italia
Produzione/generazione
Dal punto di vista della produzione si devono constatare progressivi miglioramenti (che peraltro vanno avanti già da molti anni), infatti il contributo alla produzione lorda da parte dei principali gruppi societari del settore è in lieve ma costante diminuzione, per esempio l'operatore dominante (Enel) contribuisce per il 26,4% a fronte del 27,8% dell'anno precedente e del 49,2% del 2003. Questo è positivo perché ha dato maggiori spazi di mercato agli operatori più piccoli più che ai concorrenti successivi a Enel (per esempio Gdf Suez è passato da 0,3% del 2010 al 3,1% del 2011), favorendo una diminuzione della concentrazione di mercato.
Attualmente, in valore percentuale, il contributo alla produzione lorda viene, nell'ordine, da:
Gruppo Enel (26,4%), Gruppo Eni (9,4%), Gruppo Edison (8,4%), E.On (5,2%), Edipower (4,8%), Tirreno Power (3,8%), A2A (3,5%), Gdf Suez (3,1%), Erg (2,5%), Sorgenia (2%), Iren (2%), Axpo Group (1,6%), Saras (1,5%), Altri produttori (25,8%).
Per quanto riguarda la sola produzione di energia destinata al consumo (al netto del CIP6, di cui parlerò in un altro post) anche qui si assiste ad una lieve ma progressiva perdita di quote di mercato da parte degli operatori principali (Enel per esempio passa dal 28,4% al 27,7%) a favore degli operatori più piccoli.
In sostanza da una situazione iniziale di monopolio Enel si sta arrivando in questi anni ad una sorta di oligopolio, che sembra però essere messo sotto pressione dall'avanzata dei gruppi più piccoli.

Trasmissione
La società Terna gestisce la trasmissione e il dispacciamento dell'energia elettrica, nonché la gestione, manutenzione della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) e garantisce la parità di accesso di condizioni di accesso alla rete; è sostanzialmente pubblica, perchè l'azionista di maggioranza è la Cassa Depositi e Prestiti (al 29,85%).
Nonostante Terna sia il principale proprietario, si possono comunque trovare altri operatori attivi in tale settore (undici in tutto, Terna compresa) soprattutto sulle linee a tensione più bassa (più localizzate quindi).
Il fatto che Terna sia l'operatore unico in questo segmento coincide perfettamente, a mio avviso, con le prescrizioni normalmente date in tema di "monopoli naturali": infatti la rete di trasmissione, essendo appunto un'infrastruttura a rete, non è replicabile da altri operatori (per lo meno nel lungo raggio, e comunque non è conveniente) e quindi chi ne avesse la proprietà avrebbe un vantaggio spropositato, potendo decidere a chi permettere l'accesso; in casi come questi è forse meglio lasciare che la gestione della rete stessa rimanga in mano pubblica, cercando comunque di favorire il più possibile la concorrenza in termini di accesso (entrambi obiettivi di Terna).

Distribuzione
I distributori elettrici italiani, sempre su dati 2011, sono 143; Enel Distribuzione è il primo operatore del paese con l'86% dei volumi distribuiti, seguita da A2A (3,9%), Acea (3,2%) e Aem Torino (1,4%), mentre tutti gli altri operatori detengono quote inferiori al 1%. Di conseguenza Enel Distribuzione detiene la maggioranza dei punti di prelievo sul totale degli utenti domestici e non (31,3 milioni di punti di prelievo sul totale nazionale di 36,7).
In questo segmento è ancora molto evidente il peso del Gruppo Enel, che vanta una rendita di posizione iniziale a livello storico poco o per niente toccata dal processo di liberalizzazione, che le ha permesso (e in parte permette tuttora) di competere senza troppi sforzi finora.

Vendita/fornitura al cliente finale
La quota del mercato di maggior tutela (quello gestito dal AAEG, per coloro che dopo la liberalizzazione non abbiano ancora stipulato un contratto a libero mercato) è diminuita rispetto all'anno precedente, a favore di un incremento della quota del mercato libero; il mercato libero è in generale più ampio nelle Regioni settentrionali, mentre nelle Regioni meridionali la quota del servizio di maggior tutela è più ampia (ma non superiore a quella del mercato libero). In questo segmento comunque il Gruppo Enel si conferma l'operatore principale, con il 37% dei volumi complessivamente venduti; lo stesso vale nel mercato di maggior tutela, dove la quota di mercato Enel raggiunge l'85%; d'altro canto sul mercato libero continua il ridimensionamento della quota di mercato Enel (dal 19% al 17,9%) e di Edison (dal 13% al 11,7%), i due principali operatori (in generale i primi dieci operatori rappresentano il 64% del mercato).
La rinnovata predominanza Enel anche in questo segmento è spiegabile col fatto che, oltre per motivi storico-politici, fino a pochi anni fa (ma in parte ancora oggi) ha sfruttato la scarsa mobilità degli utenti (domestici soprattutto) a cambiare operatore a seconda delle offerte (anche per via di tempi lunghi, poca conoscenza in materia e incertezze varie che sono state solo in parte risolte), potendo così garantirsi una certa rigidità nelle utenze; una rigidità, questa, molto visibile nel mercato di maggior tutela (che infatti spesso ospita i consumatori più restii e scettici a cambiare operatore, nonostante le offerte) e fortunatamente meno nel mercato libero, dove la quota Enel è in progressiva diminuzione, ma soprattutto è a livello percentuali tutto sommato accettabili.

Il mercato all'ingrosso
Il Gestore dei Mercati Energetici s.p.a. (GME) è una società a cui è affidata l’organizzazione e l'organizzazione economica del mercato elettrico secondo criteri di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza tra produttori, e che assicura la gestione di un’adeguata disponibilità della riserva di potenza. 
Infatti nel 2004 c'è stato l’avvio operativo del mercato elettrico ed è nato in Italia il primo mercato organizzato dell’elettricità con due obiettivi precisi: stimolare la concorrenza nelle attività, potenzialmente competitive, di produzione e vendita di energia elettrica, attraverso la creazione di una piattaforma di mercato (sulla scia degli altri paesi europei); favorire la massima efficienza nella gestione del dispacciamento dell’energia elettrica, attraverso la creazione di un mercato per l’acquisto delle risorse per il servizio di dispacciamento.
Il mercato elettrico, o “borsa elettrica”, consente a produttori, consumatori e grossisti di stipulare contratti orari di acquisto e vendita di energia elettrica; le transazioni si svolgono su una piattaforma telematica alla quale gli operatori si connettono attraverso internet con procedure di accesso sicuro, tramite certificati digitali, per la conclusione on-line di contratti di acquisto e di vendita di energia elettrica. 
Il mercato elettrico si articola in: 
  • Mercato elettrico a pronti (MPE), a sua volta composto da:
    • Mercato del giorno prima: (MGP) dove i produttori, i grossisti ed i clienti finali idonei possono vendere/acquistare energia elettrica per il giorno successivo; Gli operatori partecipano presentando offerte nelle quali indicano la quantità ed il prezzo massimo/minimo al quale sono disposti ad acquistare/vendere. Gli operatori partecipano presentando offerte nelle quali indicano la quantità ed il prezzo massimo/minimo al quale sono disposti ad acquistare/vendere; le offerte sono accettate dopo la chiusura della seduta di mercato, sulla base del merito economico e nel rispetto dei limiti di transito tra le zone, per cui l'MGP è un mercato d’asta e non un mercato a contrattazione continua. Le offerte di acquisto/vendita accettate vengono valorizzate al prezzo marginale di equilibrio della zona a cui appartengono, tale prezzo è determinato, per ogni ora, dall’intersezione della curva di domanda e di offerta e si differenzia da zona a zona in presenza di limiti di transito saturati. Le offerte di acquisto accettate e riferite alle unità di consumo appartenenti alle zone geografiche italiane sono valorizzate al prezzo unico nazionale (PUN), pari alla media dei prezzi delle zone geografiche ponderata per le quantità acquistate in tali zone. Il GME agisce come controparte centrale.
    • Mercato Infragiornaliero (MI): consente agli operatori di apportare modifiche ai programmi definiti nel MGP attraverso ulteriori offerte di acquisto o vendita; offerte di acquisto e vendita vengono selezionate sulla base dello stesso criterio usato nel MGP; a differenza del MGP le offerte di acquisto accettate sono valorizzate al prezzo zonale. Il GME agisce come controparte centrale
    • Mercato per il Servizio di Dispacciamento (MSD): è lo strumento attraverso il quale Terna S.p.A. si approvvigiona delle risorse necessarie alla gestione e al controllo del sistema (risoluzione delle congestioni intrazonali, creazione della riserva di energia, bilanciamento in tempo reale). Sul MSD Terna agisce come controparte centrale e le offerte accettate vengono remunerate al prezzo presentato (pay-as-bid)
  • Mercato elettrico a termine dell’energia elettrica con obbligo di consegna e ritiro (MTE): dove gli operatori possono vendere/acquistare forniture future di energia elettrica. Il GME è controparte centrale delle transazioni concluse sul MTE. Le negoziazioni su MTE si svolgono in modalità continua e sono negoziabili contratti della tipologia Base-load e peak-load con periodi di consegna pari al mese, al trimestre e all'anno. Gli operatori partecipano presentando proposte nelle quali indicano tipologia e periodo di consegna dei contratti, numero dei contratti e  prezzo al quale sono disposti ad acquistare/vendere. Sul MTE possono essere registrati anche contratti conclusi OTC.

  • Piattaforma per la consegna fisica dei contratti finanziari conclusi sull’IDEX (CDE): dove vengono consegnati i sottostanti dei contratti finanziari derivati sull’energia elettrica conclusi sull’IDEX, il segmento del mercato degli strumenti finanziari derivati di Borsa Italiana S.p.A. dedicato alla negoziazione degli strumenti finanziari derivati sull’energia elettrica, relativamente ai quali l’operatore abbia richiesto di esercitare l’opzione di consegna fisica sul mercato elettrico. Il GME è controparte centrale dei contratti consegnati.
Le operazioni sulla Borsa elettrica hanno raggiunto nel 2011 i 180,3 Thw negoziati. il prezzo medio di acquisto dell'energia è stato pari a 72,23 euro/Mhw (+12,6% rispetto all'anno precedente), con un prezzo massimo di 81 a settembre ed un picco di domanda mensile a luglio (28,4 Thw); su base annuale e rispetto alle altre borse europee, il prezzo medio continua ad essere più elevato di circa 20 euro/Mhw

P.U.N. e zone della RTN
Il Prezzo Unico Nazionale è il prezzo medio dei prezzi zonali di vendita ponderato con le rispettive quantità richieste, cioè la media ponderata dei vari prezzi zonali considerando i consumi locali come "pesi"; queste zone di cui ho parlato sono sei aree/zone geografiche (Centro-Nord -Toscana, Umbria, Marche-; Centro-Sud -Lazio, Abruzzo, Campania-; Nord -Val D’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna-; Sud -Molise, Puglia, Basilicata, Calabria-; Sicilia; Sardegna), sei zone virtuali costituite dai punti di interconnessione con l'estero (Francia, Svizzera, Austria, Slovenia, Corsica, Grecia) e cinque poli di produzione limitata, cioè aggregati di unità produttive (anch'essi virtuali) dove la produzione è contingentata per evitare congestioni della rete (Priolo, Rossano, Monfalcone, Foggia, Brindisi). Una zona della rete (Rete di Trasmissione Nazionale) rilevante è una porzione della RTN per la quale esistono limiti fisici allo scambio di energia con altre zone confinanti.
Il prezzo di equilibrio nel mercato deve soddisfare le capacità tecniche del sistema di trasmissione, altrimenti per ogni zona viene definito un mercato a sé stante che rispetti i limiti di transito ed eviti congestioni o difficoltà nel dispacciamento; quindi in caso di congestione, le offerte di vendita accettate nel MGP sono valutate al prezzo di equilibrio della zona relativa, mentre le offerte di acquisto accettate sono valorizzate, indipendentemente dalla zona in cui i prelievi avvengono, al PUN, che incide poi sulla bolletta finale (per circa il 64%). In questo modo sono generate rendite di congestione per i produttori, rendite che dovrebbero avere lo scopo di potenziare la rete di trasmissione per evitare appunto congestioni di questo tipo; in termini di prezzo chi acquista è penalizzato in quanto paga al PUN, di solito sempre maggiore dei vari prezzi zonali (tranne in Sicilia e Sardegna), quindi è come se sostenesse il peso di un incentivo allo sviluppo dell'infrastruttura di trasmissione.


Tariffa 2012
Con la delibera 29 dicembre 2011, ARG/elt 199/11, l’AEEG ha approvato disposizioni inerenti l’erogazione dei servizi di trasmissione, distribuzione e misura dell’energia elettrica per il periodo di regolazione 2012-2015, in particolare la tariffa media nazionale a copertura dei costi per i servizi di trasmissione, distribuzione e misura per l’anno 2012 risulta pari a 2,483 c€/kWh, così suddivisi: 0,535 cent per i costi di trasmissione (in aumento rispetto al precedente 0,443 del 2010 in seguito a nuovi investimenti di Terna e perchè ha acquisito la rete di distribuzione ELAT, ora inclusa nella RTN); 1,688 per i costi di distribuzione (rispetto ai precedenti 1,651); 0,273 per i costi di misura (rispetto ai precedenti 0,259).
Nel totale, per un cliente domestico tipo con potenza fino a 3 kW e consumi annui di 2.700 kWh, la tariffa aggiornata al primo ottobre è di 16,83 cent/kWh (ipotizzando un prezzo mono-orario)

Prezzi a livello generale
Nel 2011, il prezzo medio finale per un utente non domestico è stato di 90,97 euro/Mhw nel mercato libero e 98,69 nel mercato di maggior tutela, mentre per un utente domestico è stato di 116,7 nel mercato libero e 96,25 nel mercato di maggior tutela. Questo scostamento è in gran parte dovuto al fatto che nel mercato libero vi sono offerte più convenienti del servizio di maggior tutela, ma sono spesso calibrate sulla base di caratteristiche e usi specifici da parte degli utenti, quindi finiscono col perdersi nel prezzo medio (che per esempio per le utenze domestiche sembra essere meno conveniente delle offerte a mercato libero).
Durante il 2011 il prezzo del segmento del consumo di energia elettrica rilevato dall'Istat ha subito due consistenti aumenti percentuali, chiudendo però il 2011 con una variazione del prezzo in termini reali del -0,9% (cioè rispetto all'indice generale dei prezzi). A gennaio 2012 vi è stato però un aumento del 4,7%, per cui l'indice di prezzo ha superato l'indice generale dei prezzi, contribuendo assieme agli aumenti degli altri beni energetici (quelli non regolamentati, come la benzina) all'incremento dell'inflazione che viaggerà quest'anno intorno al 3% minimo molto probabilmente.
Bisogna però sottolineare che in realtà il rincaro elettrico 2011 è stato molto più contenuto, in valori percentuali, rispetto agli altri paesi europei (1,9% rispetto al 6,5% della Francia o 7,3% della Germania).

Utenze industriali
Se a livello di utenze domestiche il prezzo, nelle prime fasce di consumo, è sostanzialmente in linea con la media europea (nel 2011 è perfino inferiore a quello tedesco sia al netto sia al lordo delle imposte), ma più alto nella fascia tipo di un utente domestico tipo (con 2500-5000 kwh annui), nel caso di un utente industriale il prezzo parte da un livello molto alto per utenze inferiori ai 20 Mhw (con un notevole stacco dalla media europea), per poi scendere gradualmente fino a raggiungere pressapoco la media europea per consumi annui molto alti (70-150 Gwh). Per questi "consumatori" la penalizzazione in termini di prezzo è sicuramente più evidente.

Prezzo a Condizioni di maggior tutela
Dato che le offerte nel mercato libero sono molto variegate, per avere un'idea del prezzo nel mercato di maggior tutela che rimane comunque molto diffuso a livello nazionale.
La dinamica dell’indice mensile dell’Istat per il prezzo dell’energia elettrica trova conferma nell’andamento delle condizioni economiche di maggior tutela per un consumatore domestico residente con consumi annui pari a 2.700 kWh e potenza di 3 kW. Nel corso del 2011 e del primo trimestre 2012 i prezzi di maggior tutela sono progressivamente aumentati, portandosi su livelli superiori di circa il 6% rispetto a due anni prima. Al primo ottobre 2012 il prezzo dell’energia elettrica per un consumatore domestico residente con consumi annui di 2.700 kWh e 3 kW di potenza è pari a 16,83 c€/kWh al netto delle imposte (prezzo monorario) e a 19,4 c€/ kWh circa al lordo delle imposte (questo anche in seguito all’adeguamento della componente tariffaria a copertura dei costi per gli incentivi diretti alle fonti rinnovabili e assimilate, la componente A3 degli oneri generali di sistema).

Grafico 1.1 Andamento del prezzo per un consumatore domestico tipo. Immagine presa dal AEEG, dati trimestrali 2004-2012






















Composizione del prezzo in bolletta
Ipotizzando un consumatore domestico residente con consumi annui di 2.700 kWh e 3 kW di potenza, il prezzo che si ritrova in bolletta è così suddiviso:

  • 56,74% Servizi di vendita (attività e servizi svolte dal fornitore per acquistare e rivendere l'energia) per circa 11 cent/Kwh, i quali comprendono a loro volta:
    • Prezzo dell'energia (determinato ogni tre mesi dal AEEGcon una metodologia che tiene conto di quanto speso dall'Acquirente Unico (l'organismo incaricato degli acquisti per i clienti in maggior tutela) per approvvigionarsi sul mercato all'ingrosso, fino al momento dell'aggiornamento trimestrale, e delle stime su quanto prevede di spendere nei mesi successivi)
    • Prezzo di commercializzazione e di vendita (voce fissata trimestralmente dal AEEG sulla base dei costi sostenuti mediamente da un operatore del mercato libero)

    • Prezzo del dispacciamento (si riferisce alle attività per il mantenimento in costante equilibrio del sistema elettrico, cioè il dispacciamento, che assicura che ad ogni quantitativo di elettricità prelevato dalla rete per soddisfare i consumi, corrisponda un quantitativo uguale immesso dagli impianti produttivi. I clienti in maggior tutela pagano per questo servizio in proporzione ai consumi, secondo un valore aggiornato ogni tre mesi dall'Autorità)
  • 30,01% Servizi di rete (attività di trasporto, distribuzione e gestione del contatore pagate sulla base di una tariffa determinata trimestralmente dal AEEG, tenuto conto dell'inflazione, degli investimenti e degli obiettivi) per cira , i quali si suddividono in:
    • 16,83% Oneri generali di sistema (servono per pagare oneri introdotti da diverse leggi e decreti ministeriali, in particolare incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate, A3, promozione dell'efficienza energetica,  UC7, oneri per la messa in sicurezza del nucleare e compensazioni territoriali, A2 e MCT, regimi tariffari  speciali per la società Ferrovie dello Stato, A4, compensazioni per le imprese elettriche minori UC4, sostegno alla ricerca di sistema, A5, e copertura del bonus elettrico, As) per circa 3,27 cent/Kwh (*)
    • 13,18% Costi di rete e di misura (il trasporto-distribuzione-misura effettivo) per circa 2,56 c/Kwh
  • 13,25%, Imposte (sono due: l'accisa, che si applica alla quantità di energia consumata indipendentemente dal contratto o dal venditore scelto; l'IVA, che si applica sul costo totale della bolletta, cioè servizi di vendita+servizi di rete+accise, e che per i clienti  domestici è pari al 10% mentre per i clienti con "usi diversi" è pari al 21%) per circa 2,57 cent/Kwh

Grafico 1.2 Composizione percentuale del prezzo dell'energia per il consumatore domestico tipo. Immagine presa dal AEEG, dati aggiornati al IV trimestre 2012




(Da precisare in particolare che il PUN costituisce circa il 64% della spesa totale lorda media per la bolletta energetica)

(*) In particolare il totale degli oneri generali di sistema di competenza del 2011 è di 7,4 mld, i quali sono ripartiti secondo le voci prestabilite: A2 (oneri per finanziamento attività nucleari residue) 255 milioni, A3 (fonti rinnovabili e assimilate) 6,5 mld, A4 (regimi tariffari speciali ferrovie) 345 mln,  A5 (finanziamento ricerca)  61 mln,  A6 (stranded costs) 0 mln, AS (tariffa sociale) 54 mln, UC4 (imprese elettriche minori) 70 mln, MCT (misure di compensazione territoriale) 35 mln, UC7 (efficienza energetica negli usi finali), 110 mln. 


Bolletta/spesa annua in condizioni di maggior tutela
Ipotizzando un consumatore domestico residente con consumi annui di 2.700 kWh e 3 kW di potenza, la spesa annuale aggiornata alle variazioni entro il quarto trimestre 2012 è di 524 euro l'anno, di cui 297 per i servizi di vendita, 69 per i servizi di rete, 88 di oneri di sistema e 70 di imposte (con una variazione del 1,4%, cioè 7,43 euro, rispetto al trimestre precedente)

Veniamo ora alle critiche principali sul sistema attuale
Una delle criticità riportate riguarda il fatto che il mercato telematico dovrebbe essere maggiormente incentivato e liberalizzato, così che possa diventare un punto di riferimento come negli altri paesi europei.
Un secondo macro-problema riguarda il fatto che i prezzi siano costantemente superiori agli altri paesi UE, un fatto che influisce maggiormente sul nostro paese rispetto ad altri perché la produzione nazionale italiana è ancora fortemente caratterizzata da una prevalenza del settore termoelettrico (che va avanti grazie ai combustibili fossili), determinando una maggiore reattività all'andamento del prezzo di quest'ultimi. Infatti viene fatto notare che l'andamento di lungo periodo del Prezzo Unico Nazionale (PUN) col prezzo dei combustibili nazionali è sostanzialmente stabile (tuttavia il primo reagisce alle variazioni del secondo soltanto con qualche mese di ritardo). Da questo punto di vista la situazione è paradossale perchè a volte il prezzo dell'elettricità varia meno in Italia, rispetto agli altri paesi, mentre altre volte questo tentativo di convergenza dei prezzi viene arrestato; questo sembra essere spiegabile col fatto che il PUN è calcolato come media dei prezzi delle diverse macro-zone in cui è stato suddiviso il territorio, quindi gli aumenti non sono omogenei a livello nazionale ma molto più sostenuti in Sicilia e Sardegna (dovuta soprattutto a carenze strutturali di interconnessione e congestione), mentre a livello continentale il differenziale di prezzo sembra intraprendere un trend decrescente (soprattutto al Nord e Centro-Nord).
Questa differenziazione di prezzo da macro-zona a macro-zona è inoltre causa/conseguenza della maggiore assenza di concorrenza e alla frammentazione "zonale" del mercato, un problema anch'esso molto criticato e a cui viene chiesto di dare soluzione risolvendo i problemi che differenziano i prezzi in modo così evidente su scala nazionale.
Alcune critiche vengono invece fatte alla gestione e innovazione della rete elettrica, che non sarebbe stata sufficientemente sviluppata negli anni nonostante l'incremento dei consumi, motivo per cui si possono trovare criticità nella gestione delle connessioni tra "continente" ed Isole, nonché congestioni e colli di bottiglia che ostacolano il trasporto di energia dalle zone di produzione a quelle di consumo.
Infine molti criticano il fatto che le utenze industriali nel nostro paese sono penalizzate da un alto costo dell'energia elettrica, ed effettivamente si assiste ad un'incidenza marcata del prezzo industriale e delle imposte sulle utenze più basse (come ho analizzato precedentemente), incidenza che poi progressivamente diminuisce per fasce di consumo maggiori.

Conclusioni

- Per quanto riguarda la posizione dominante di Enel nelle varie fasi possiamo concludere che nel segmento produzione è ormai a livelli quasi accettabili, mentre nel segmento distribuzione rimane comunque dominante (anche se in entrambi i segmenti è in fase di declino per quanto riguarda le quote di mercato); ma soprattutto l'elemento che più "conforta" in questo scenario è l'emersione di nuovi piccoli concorrenti, che anno dopo anno riescono a guadagnare quote,  piccole ma comunque importanti in termini percentuali, di mercato (si parlava sopra del caso Gdf Suez).

- Per quanto riguarda il costo della bolletta, il peso degli oneri generali di sistema (in particolare gli incentivi al fotovoltaico) è stato molto presente nel 2011 ed è stato in parte attenuato a partire da quest'anno, anche se il peso degli incentivi alle rinnovabili è comunque sempre evidente sia percentualmente al prezzo finale, sia come incremento dinamico negli anni (è praticamente triplicato dal 2004, si veda Grafico 1.1 e 1.2)

- Per quanto riguarda le altre determinanti nel prezzo finale, non si può non notare che, oltre agli oneri di sistema, il peso maggiore ce l'ha il segmento "energia e approvvigionamento", che dal 2004 è sostanzialmente raddoppiato (ma rispetto agli oneri di sistema, che sono triplicati, ha un'incidenza maggiore in termini assoluti). E' necessario quindi capire le determinanti del prezzo all'ingrosso (che ho esaminato nell'ultimo punto).

- Per quanto riguarda il prezzo della bolletta per un utente non domestico, in effetti è vero quello che molti contestano, industriali in primis ovviamente, infatti (come precedentemente dimostrato) per quanto concerne i consumi industriali vi è una evidente sproporzione in termini di costo e di imposte tra chi consuma meno di 20 Mwh e chi è nella fascia compresa tra 70-150 Gwh, sproporzione che diventa ancora più pesante se confrontata a livello europeo: è molto oltre la media europea per i primi, diminuendo progressivamente e sfiorando la media europea per gli ultimi (in termini di consumi annui). 

- Per quanto riguarda la rete di trasmissione sarebbero in effetti necessari alcuni miglioramenti per una più elevata capacità di trasmissione, così da ridurre i costi di produzione, favorire la concorrenza tra le varie zone e permettere una maggiore interconnessione geografica anche tra zone di produzione e consumo distanti; ne vengono stimati costi e benefici possibili, evidenziandone ulteriormente la convenienza. Le strozzature e congestioni presenti nella rete di trasmissione sono sempre state causa di maggiori costi in termini di efficienza produttiva "mancata" e di maggiori spese in bolletta (perché l'inefficienza di produzione da una zona all'altra ricade comunque sul PUN, in quanto prezzo nazionale, quindi sul consumatore), per cui i maggiori oneri di modulazione di domanda e offerta sopportati da Terna (in quanto responsabile del dispacciamento) sono poi riversati sull'utente finale. E' di nuovo il caso di insistere sulla necessità di maggiori elettrodotti, ove necessario (quindi maggiori investimenti), è infatti la stessa Terna a esplicitare i problemi delle varie zone ed interconnessioni.

- Per quanto riguarda i consumatori, in generale quelli che sono passati al mercato libero sono tanti (circa 5 milioni), però lo switch, cioè il passaggio da un fornitore all'altro sul libero mercato, è ancora molto basso e i motivi principali derivano appunto da una maggiore passività degli utenti finali domestici che ritengono che le offerte, una volta entrati nel mercato libero, sia più o meno simili con risparmi risibili (questo può derivare molto dal fatto che oltre alla poca conoscenza, molto probabilmente la bolletta della luce incide meno di altre, come quella del gas, quindi il risparmio di poche decine di euro non sono sufficientemente incentivanti allo switch continuo in termini di tempo e monitoraggio, fatto che invece è presente appunto nel mercato del gas dove lo switch è molto più pronunciato); la preferenza inoltre (sia degli utenti domestici che industriali) per offerte a costo fisso è comunque molto marcata nel mercato, quindi è difficile (e poco conveniente) per gli operatori essere competitivi su offerte a costi fissi.

- Per quanto riguarda il grande livello di importazioni nette, per le quali l'Italia è al secondo posto nel mondo, il motivo principale è che l'importazione dai paesi limitrofi è più conveniente in certe fasce: in particolare durante la notte (quando l'offerta supera la domanda) conviene tenere spenti gli impianti, che dovrebbero rimanere attivi per una quantità molto bassa e quindi sarebbero sprecati, importando quanto serve dalla Francia per esempio, perchè le centrali nucleari hanno una limitata possibilità di modulare l'energia prodotta, per cui cedere la quantità in più che viene comunque prodotta durante la notte è conveniente a entrambi (noi paghiamo un prezzo più basso e loro ricevono un prezzo più basso ma almeno non buttano via l'energia). In sostanza i costi variabili di generazione sono inferiori per impianti nucleari

- Per quanto riguarda il mix energetico meno favorevole che caratterizza il contesto energetico italiano, questo fattore ha sicuramente un certo peso, rispetto agli altri paesi UE, nella determinazione del prezzo finale. In particolare si sottolineava il fatto che gas e carbone hanno costi piuttosto simili ed inferiori a quelli della fonte nucleare, a meno che quest'ultima fonte non venga favorita con prestiti agevolati e tassando gas e carbone (situazione in cui i costi delle tre modalità produttive si avvicinano), però l'uso di carbone in vecchi impianti risulta più economico del metano, infatti in Europa la percentuale d'uso del carbone è significativamente superiore a quella italiana, avendo molti stati europei, soprattutto Germania e Polonia, notevoli riserve di carbone: questo potrebbe spiegare in parte il maggior costo di produzione (in Italia il metano pesa per il 65% sul settore termoelettrico e il carbone per il 19,6% circa), che permette un vantaggio di base in più. Un altro fatto rilevante (secondo me più del fattore carbone) a questo proposito è che negli altri paesi europei vi è comunque una buona percentuale di produzione di energia elettrica tramite energia nucleare, che permette perciò di avere un costo fisso minore (ma non modulabile, come spiegato sopra) rispetto agli altri tipi di centrali che risentono invece dei costi di messa in moto e spegnimento, che ovviamente si ripercuotono sul prezzo; perciò la totale assenza di centrali nucleari nel nostro paese può aver contribuito a mantenere il prezzo a livelli di partenza più alti.

- Per quanto riguarda invece un secondo elemento altrettanto importante che incide sul costo finale e in particolare sul prezzo all'ingrosso, non si può non citare il meccanismo di determinazione del prezzo nella Borsa elettrica, cioè il sistema del prezzo marginale: questo meccanismo prevede il mantenimento dell'equilibrio tra domanda ed offerta tramite la remunerazione dei produttori (l'offerta) ad un prezzo pari all'offerta più costosa proposta per soddisfare una certa domanda; per esempio abbiamo tre produttori, il primo offre 5 watt a 1€, il secondo 4 watt a 2€ ed il terzo 1 watt a 3€. Il totale delle unità domandate ed offerte è così pari a 10 watt, che verranno pagate tutte e 10 a tutti i produttori al prezzo più alto offerto, ovvero 3€, per un totale di 30€. Questo sistema sarebbe stato concepito per premiare l'efficienza, così da incentivare all'investimento e alla riduzione dei costi (per via indiretta), è però evidente l'effetto distorsivo sul prezzo all'ingrosso ed infatti molti propendono per un passaggio da questo sistema al "pay as bid", dove ogni offerta è valorizzata in base al prezzo (attualmente presente solo nel mercato MSD, di cui sopra).


In definitiva i problemi maggiori che ci distanziano dagli altri paesi UE riguardano il mix energetico usato per la produzione di energia, alcuni "difetti" nella determinazione del prezzo all'ingrosso e in misura inferiore (ma comunque presente) le imposte (specialmente a livello di utenza non domestica),l'impatto degli incentivi alle rinnovabili sull'incremento di prezzo degli ultimi due anni in particolare, e infine l'inefficienza della rete.
Gli oneri generali di sistema sono sicuramente l'elemento più facile su cui intervenire al fine di favorire una convergenza di prezzo (solo ex post) e nel particolare caso degli incentivi alle rinnovabili rimodulare in modo parzialmente diverso rispetto a quanto fatto finora questa voce (questo ha prodotto effetti distorsivi nel campo delle rinnovabili, effetti di cui parlerò poi in un altro post).
Stesso discorso per quanto concerne il sistema del prezzo marginale, che sicuramente ha un intento di incentivazione all'efficienza, ma è troppo sproporzionato nell'attribuzione di extra-rendite iniziali in termini di prezzo. E' forse meglio passare al meccanismo pay as bid, soprattutto in considerazione del prezzo finale in Italia, che richiede interventi ovunque ci siano margini di manovra (e qui ci sono).
La questione "mix energetico" invece è ormai sostanzialmente definita e immodificabile: lo sviluppo del nucleare non sarebbe né legale (per via del referendum di qualche anno fa) né conveniente dal punto di vista economico (i costi iniziali sarebbero fuori dalla nostra attuale portata; i tempi di messa in funzione e ammortamento dei costi sarebbero troppo lunghi; il contributo in termine di riduzione del prezzo finale sarebbe raggiungibile solo riuscendo a garantirsi un parco centrali simile a quello francese). Inoltre ora che le rinnovabili stanno "avanzando" anche nel nostro paese, a ritmi annui piuttosto sostenuti, sarebbe inutile arrestare completamente gli incentivi per favorire uno sviluppo del nucleare (in termini di spesa pubblica/soldi le due cose sono per forza alternative), meglio invece favorire un "giusto" sviluppo del comparto rinnovabile in modo che venga incentivata l'efficienza, più che la produzione, e che pesi sempre meno sulla bolletta.
L'ultimo problema, ovvero la scarsa competitività italiana in termini di costo dell'elettricità per l'industria, è quello forse più sentito a livello nazionale e anche più marcato in termini di prezzo. Il fatto è che la maggiore incidenza di costo sulle utenze industriali, soprattutto nelle prime fasce e nella classe di consumo 500-2.000 MWh annui (bisogna citarla perchè è una delle più  rappresentative del mercato italiano), i prezzi medi italiani risultano superiori del 34% al lordo delle imposte e del 27% al netto rispetto ai livelli medi europei, infatti si va dai 18,9 cent in Italia ai 13,6 della media europea, sempre imposte comprese (16,6 in Germania); è evidente la ripercussione di questo fattore sui prezzi e sulla competitività dei beni prodotti, che a livello nazionale porta ad un danno enorme per quanto riguarda la competitività generale del sistema industriale in senso stretto (questo in particolare, dati gli alti consumi necessari). Qui il problema in sé è squisitamente di natura fiscale, infatti se andiamo a vedere il prezzo al netto delle imposte notiamo che tutte le fasce di consumo (escluso la prima, quella sotto i 20 Mhw) presentano un prezzo netto differente per "soli" 2-3 centesimi dalla media europea (e 3-4 circa dalla Germania, tranne l'ultima fascia); perciò agire sulla tassazione al fine di rimodularla sarebbe già un primo stimolo alla ripresa industriale (per lo meno in termini di costi), mentre un intervento sui fattori di squilibrio che ho pocanzi indicato in questo paragrafo potrebbe riportare il prezzo finale (industriale e domestico) a valori prossimi a quelli medi europei.
Infine la RTN in sé è stata già oggetto di analisi nei paragrafi precedenti, e la sua innovazione e potenziamento sono certamente punti di analisi necessari da cui partire per ridurre indirettamente alcuni oneri generali nella trasmissione ma soprattutto i costi derivanti dai problemi di congestione e relativo dispacciamento.

















lunedì 15 ottobre 2012

Le novità sul fronte anti-corruzione

A.S. n.2156 B, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione”. Questa è l'identificazione del disegno di legge contenente le misure di contrasto alla corruzione, approvato con modifiche dalla Camera e ora all'esame del Senato. In questo articolo vengono presentate sinteticamente le novità. Ecco qui invece l'elenco delle svariate misure degne di nota al suo interno:

  1. Predisposizione di un Piano Nazionale anticorruzione; politiche di contrasto grazie alla collaborazione tra il Dipartimento della funzione pubblica, le pubbliche amministrazioni e la Commissione per la valutazione trasparenza e integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT). Sostanzialmente la CIVIT avrà qualche compito in più in materia informativa e consultiva, e sarà supportata e in contatto con il Dipartimento della funzione pubblica (d'ora in poi DFP)
  2. Viene istituita la figura del responsabile della prevenzione della corruzione (d'ora in poi Rpc) e l'obbligo di predisporre un Piano triennale anticorruzione da inviare al DFP, per tutte le amministrazioni pubbliche (d'ora in poi A.P. sia al singolare che al plurale). Questo Rpc sostanzialmente monitora il rispetto del Piano triennale, verifica la rotazione degli incarichi e individua il personale a cui far seguire corsi presso la Scuola superiore della pubblica amministrazione su legalità ed etica
  3. Se si verifica un reato di corruzione in una determinata A.P., con sentenza passata in giudicato, allora il Rpc ne risponde tranne se ha predisposto il piano anticorruzione e ha vigilato sul suo funzionamento
  4. Se il Rpc commette un reato viene come minimo sospeso dal servizio e privato della retribuzione da un minimo di un mese ad un massimo di sei (caratteristiche della sanzione disciplinare)
  5. Si destinano tutti gli stanziamenti autorizzati con la legge 15 del 2009 (la legge istitutiva del CIVIT) alla copertura degli oneri di funzionamento del CIVIT e per i compensi dei suoi componenti, per un totale di 8 milioni di euro massimo, nei limiti delle risorse di bilancio
  6. Si prevede di assicurare massima trasparenza nell'operato della P.A. attraverso la pubblicazione di tutte le informazioni riguardanti i procedimenti amministrativi sui siti web istituzionali, in modo completo, accessibile e semplice (questo dovrà valere anche per i relativi bilanci, le info sui costi  delle opere pubbliche e le info sulla produzione dei servizi erogati ai cittadini). Trasparenza come livello essenziale costituzionale a carico della P.A.
  7. Viene data la possibilità alle stazioni appaltanti di prevedere che nel caso di mancato rispetto delle clausole nei protocolli di legalità o nei patti di integrità, per quanto riguardo avvisi e bandi, ciò costituisca causa di esclusione dalla gara (anche nel caso l'appaltatore sia stato condannato in giudicato per gravi reati e/o reati contro la P.A.)
  8. I magistrati (amministrativi, contabili, militari, ordinari), gli avvocati e procuratori dello Stato e i componenti delle commissioni tributarie non possono partecipare a collegi arbitrali o assumere l'incarico di arbitro unico, pena la decadenza dagli incarichi e la nullità degli atti compiuti (l'arbitrato è un modo per risolvere controversie civili e commerciali di fronte ad un privato, prima di cominciare una causa vera e propria)
  9. Per ricorrere all'arbitrato (a norma dell'art. 241 c.1 del Codice dei contratti pubblici, Dlgs 163 del 2006) questo deve essere motivato e autorizzato dall'organo di Governo dell'amministrazione in questione, altrimenti è nullo sia l'arbitrato sia quanto previsto dal precedente punto 7. Gli arbitri sono nominati secondo un criterio di pubblicità e rotazione, inoltre le materie di controversia presso un arbitro sono estese anche a concessioni e appalti dove sia presente una società partecipata pubblica o che comunque riguardi opere o forniture con risorse a carico del bilancio pubblico
  10. in caso di controversie tra A.P. l'arbitro sarà obbligatoriamente un dirigente pubblico; in caso di controversie A.P.-privati, l'arbitro dovrebbe essere solo preferibilmente un dirigente pubblico
  11. I tempi dei procedimenti amministrativi devono essere monitorati periodicamente, pubblicadone i risultati sul sito web di riferimento
  12. Deve essere specificata un indirizzo di posta elettronica certificato (PEC) presso cui i cittadini possano trasmettere istanze e dichiarazioni, nonché ricevere informazioni su provvedimenti e procedimenti che li riguardano (queste informazioni rilevanti, ancora da definire concettualmente e giuridicamente, dovrebbero comunque essere visibili per gli interessati tramite strumenti di identificazione informatica sui relativi siti web)
  13. Le A.P. devono incentivare l'uso della telematica (immancabile in ogni riforma che riguardi la P.A.)
  14. Le stazioni appaltanti devono pubblicare sul loro sito web tutte le info su affidamenti e forniture, rendendole disponibili in formato standard riassuntivo per tutti una volta l'anno, altrimenti sono segnalate alla Corte dei Conti oltre che passibili di class action contro la P.A.
  15. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, il Governo è delegato ad adottare nuove misure riguardo ricognizione, pubblicità, coordinamento e risultati delle nuove disposizioni definendone inoltre informazioni/dati minimi e sanzioni in caso di mancato adeguamento o ritardo per le A.P.
  16. Obbligo di astensione e segnalazione da parte del responsabile del procedimento o per titolari di uffici competenti i quali si trovino in conflitto di interessi
  17. Eventuali accordi integrativi o sostitutivi del provvedimento (cioè l'atto finale di ogni procedimento amministrativo) devono essere motivati
  18. Divieto per le pubbliche amministrazioni di conferire ai dipendenti incarichi non compresi nei compiti e doveri di ufficio, se non previsti e autorizzati (lo stesso vale se effettuato da amministrazioni pubbliche diverse da quella di appartenenza, ovvero da società o persone fisiche (in caso di inosservanza del divieto, salve sanzioni e responsabilità disciplinare, il compenso ricevuto è versato all'ente di appartenenza)
  19. Le A.P. che conferiscono o autorizzano incarichi, anche a titolo gratuito ai propri dipendenti lo comunicano entro 15 giorni al DFP
  20. Entro il 30 giugno di ogni anno le amministrazioni di appartenenza sono tenute a comunicare al DPF  per ciascuno dei propri dipendenti e distintamente per ogni incarico conferito o autorizzato, i compensi, relativi all'anno precedente (vale anche per le consulenze, che ogni P.A. deve pubblicare sul proprio sito in formato standard e scaricabile)
  21. I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, abbiano esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell'attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri (altrimenti i contratti conclusi e gli incarichi conferiti sono nulli, i compensi devono essere restituiti e i privati che li hanno conclusi o conferiti non possono contrattare con le A.P. per i successivi tre anni)
  22. Sono ridefiniti contenuti e modalità di approvazione dei codici di comportamento dei dipendenti delle A.P. E' previsto  per tutti i dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in relazione con l’espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i c. d. "regali d’uso", purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia. La violazione dei doveri contenuti nel codice di comportamento, compresi quelli relativi all’attuazione del Piano di prevenzione della corruzione (si va dalla responsabilità disciplinare, civile amministrativa o contabile fino al licenziamento disciplinare in casi gravi o reiterati)
  23. Vietato assegnare incarichi a chi sia stato condannato, anche con sentenza non passata in giudicato, per uno dei reati previsti dal codice penale riguardanti quelli compiuti da un pubblico ufficiale contro la P.A. (artt. 314-335 c.p.). Quelli che rientrano in questa categoria non posson far parte di commissioni per l'accesso o la selezione a pubblici impieghi, anche solo con compiti di segreteria; essere assegnati, anche con funzioni direttive, agli uffici preposti alle gestione delle risorse finanziarie, all'acquisizione di beni, servizi e forniture, o preposti alla concessione o all'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici a soggetti, siano essi pubblici o privati; far parte delle commissioni per la scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, per la concessione o l'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici di qualunque tipo.
  24. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, il Governo è delegato ad adottare Dlgs per definire illeciti e sanzioni disciplinari concernenti i termini dei procedimenti amministrativi
  25. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, il Governo è delegato ad adottare Dlgs in materia di conferimento a soggetti esterni o interni di incarichi dirigenziali e di responsabilità amministrativa, disciplinandone attribuzione e incompatibilità (in linea generale sono incompatibili i condannati anche con sentenza non passata in giudicato per i reati di cui al punto 23, e chi ha svolto incarichi in enti di diritto privato controllati o finanziati dall'amministrazione conferente precedentemente e per non meno di un anno)
  26. Il pubblico dipendente che denuncia o riferisce condotte illecite non può essere licenziato o sottoposto a misure discriminatorie, e se non rilevante nel processo la sua identità non viene rivelata
  27. Viene aggiornato il sistema degli elenchi presenti presso le Procure dove sono indicati i privati (imprese con un fatturato minimo di 2 milioni) non soggetti ad infiltrazione mafiosa, sostanzialmente inasprendo i controlli e obblighi a carico dell'impresa e istituendo un meccanismo di rating che possa essere tenuto conto dalle A.P. nel caso di concessione di finanziamenti pubblici o per il credito bancario
  28. E' introdotta una presunzione relativa sulla quantificazione del danno all’immagine della P.A., si dispone infatti che, qualora sia stato commesso un reato contro la P.A., accertato con sentenza passata in giudicato, l’entità del danno all’immagine della amministrazione si presume, salvo prova contraria, pari al doppio della somma di denaro del valore di altra utilità "patrimoniale" indebitamente percepita dal dipendente. Inoltre nell'ipotesi di fondati timore di attenuazione di questa garanzia patrimoniale, la Corte dei Conti può concedere il sequestro conservativo di beni del convenuto
  29. Entro un anno dall'entrata in vigore della legge, il Governo è delegato ad adottare un Testo Unico
    per disciplinare incandidabilità (temporanea) e divieto di ricoprire cariche in caso di sentenze passate in giudicato per delitti non colposi
  30. I magistrati ordinari, amministrativi e contabili e gli avvocati e procuratori dello Stato possono prestare servizio in posizione di fuori ruolo per non più di 5 anni consecutivi, comunque non più di 10 cumulativi. I soggetti ricollocati in ruolo non possano essere nuovamente collocati fuori ruolo se non hanno esercitato continuativamente ed effettivamente le proprie funzioni per almeno cinque anni
  31. Il minimo sanzionatorio della reclusione per peculato è allungato da 3 a 4 anni
  32. Il reato di concussione diventa riferibile al solo pubblico ufficiale (e non più anche all’incaricato di pubblico servizio) ed è previsto un aumento del minimo edittale portato da quattro a sei anni di reclusione
  33. La corruzione per un atto d'ufficio (ora corruzione per l'esercizio della funzione) è sanzionata da uno a cinque anni
  34. La reclusione per la corruzione in atti giudiziari è sanzionata da 4 a 10 anni
  35. E' introdotto il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità (il pubblico ufficiale che induce il privato a pagare) ed è sanzionato da 3 a 8 anni (il privato che promette utilità invece è punito fino a 3 anni)
  36. E' introdotto il reato di traffico di influenze illecite, che punisce da uno a tre anni chi sfrutta le sue relazioni col pubblico ufficiale per farsi dare o promettere benefici o denaro
  37. L'abuso di ufficio è sanzionato da uno a quattro anni
  38. Viene istituito il reato di corruzione tra privati, punito da uno a tre anni, nel caso i soggetti in questione compiono od omettono atti in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà (nel caso di imprese quotate o molto diffuse tra il pubblico le pene sono raddoppiate)
  39. La condanna definitiva per il reato di induzione indebita è tra le cause ostative alla candidatura alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali, nonché a ricoprire cariche presso gli organi rappresentativi degli enti locali
  40. E' prevista la sospensione di diritto da una serie di cariche pubbliche chi è stato colpito dalla misura coercitiva del divieto di dimora, purché coincida con la sede del mandato elettorale (vale anche a livello locale)

Il punto 5 merita un approfondimento: la legge che ha istituito il CIVIT ha previsto che dal 2010 fossero destinati 4 milioni massimo per il suo funzionamento e per i compensi dei membri e altri 4 massimo per progetti sperimentali e innovativi volti a diffondere e uniformare le metodologie della valutazione tra le A.P., sviluppare i processi di formazione del personale preposto alle funzioni di controllo e valutazione, sviluppare metodologie di valutazione della funzione di controllo della soddisfazione dei cittadini, migliorare la trasparenza delle procedure di valutazione mediante la realizzazione e lo sviluppo di un apposito sito. 
Quindi 8 milioni totali massimo. 
Ora con l'attuale legge in discussione si prevede di destinare tutte le risorse autorizzate nei limiti del bilancio di ogni anno (quindi non per forza 8 milioni) alla sola copertura degli oneri e dei compensi del CIVIT. Perchè?

Una volta chiarite in linea di massima le novità del ddl, si deve sottolineare che sicuramente le misure adottate rappresentano un punto di svolta rispetto all'attuale situazione e meritano un occhio di riguardo anche in relazione ai recenti scandali politici, sparsi e continui in tutta Italia. L'aspetto più importante in tutto questo è la volontà di "spingere" sempre di più le A.P. all'utilizzo del web in termini di comunicazione, razionalizzazione e soprattutto trasparenza! La trasparenza nel contesto attuale è l'obiettivo prioritario perché permettere ai cittadini di visionare, sul rispettivo sito web, i documenti principali che caratterizzano l'attività dell'amministrazione o degli enti locali che li governano, e fa parte di un tentativo di riavvicinare i singoli cittadini alla politica, dando loro maggiore speranza e fiducia nell'operato del settore pubblico-politico. I meccanismi in questione sono ancora un po' troppo farraginosi e centralizzati, e comunque sarà lunga far adeguare tutte le A.P. a questo nuovo trend di cambiamento, però una volta che le modalità, i tempi e il sistema sanzionatorio saranno chiariti sarà possibile vedere risultati entro i due successivi (sempre che non sia stravolto da qualche nuova legge o proroga)

(*) AggiornamentoCon 228 voti favorevoli, 33 contrari e 2 astenuti, il Senato ha accordato la fiducia al Governo Monti e ora il testo torna alla Camera per essere approvato definitivamente. 




domenica 14 ottobre 2012

Un po' di storia

Grazie alla meravigliosa prima pagina di Wikipedia ci viene fatto notare che quest'oggi, il 14 ottobre, cominciò una delle fasi più delicate e pericolose di tutta la Guerra Fredda: la crisi dei missili di Cuba

Quando: dal 15 al 28 ottobre 1962

Dove: Cuba

Schieramenti: USA vs URSS e Cuba

Causus belli: trasporto e allestimento di missili nucleari strategici URSS a Cuba, scoperto da un ricognitore USA il 14 ottobre

Premessa: gli USA non sopportavano l'idea di avere uno stato filo-sovietico così vicino al proprio territorio (Cuba), per cui dal 1959 quando Fidel Castro prese il potere fecero di tutto per abbatterlo e minarne le fondamenta. Il primo vero tentativo di questo tipo fu lo sbarco nella Baia dei Porci, quando la CIA coordinò un piano per sbarcare e riprendere il controllo dell'isola il 17 aprile 1961, grazie all'invasione di un gruppo di 1.400 esuli dissidenti cubani precedentemente addestrati, supportati da un precedente bombardamento con aerei USA camuffati con insegne cubane per eliminare parte dell'aeronautica cubana e per far credere che fosse in atto una controrivoluzione; in realtà l'aeronautica cubana venne solo in parte colpita e fu ben presto chiaro che gli aerei "ribelli" erano in realtà americani, inoltre le navi di rifornimento-supporto al gruppo di invasione furono colpite, così alla fine i golpisti rimasero presto senza munizioni e senza scorte alimentari diventando facile preda dei militari cubani. Il fallimentare coordinamento logistico e offensivo della CIA fu senz'altro uno dei principali motivi della mancata riuscita dell'operazione. In seguito a ciò si tentò di rovesciare il regime attraverso una serie di sabotaggi, assassinii e attacchi contro i dirigenti cubani e per colpire la produzione del paese, i quali sarebbero dovuti culminare con una sollevazione popolare (Operazione Mangusta), ma anche in questo caso il risultato fu deludente. Tutto ciò ebbe sicuramente un certo peso nella valutazione del Presidente Kennedy da parte dei russi, che cominciarono a pensare che fosse debole e incapace di rispondere alle minacce.

Evento storico: il 14 ottobre un ricognitore americano fotografò immagini che evidenziavano chiaramente la costruzione di basi missilistiche con il coinvolgimento sovietico. Dal giorno successivo iniziò una intensa attività di costante spionaggio e diplomazia allo stesso tempo, per capire quanti e quali tipi di missili fossero, come erano protetti, dove voleva arrivare l'URSS e quali erano le controffensive da adottare; poiché a livello diplomatico, tramite l'ONU, non furono raggiunti i risultati sperati dagli americani e inoltre le reciproche minacce e giustificazioni non sortirono alcun effetto sui rispettivi Governi (Kennedy da una parte e Chruscev dall'altra), allora il 23 ottobre il Presidente americano decretò il blocco navale dell'isola, così che tutte le navi che avessero superato una certa linea intorno a Cuba sarebbero state fermate e se necessario affondate (l'intento era di arrestare il flusso di rifornimenti URSS, come missili e componenti utili a tal fine). Il rischio di un contrasto navale (che avrebbe portato sicuramente alla dichiarazione di guerra) fu sfiorato e spesso l'URSS testò la volontà americana di mantenere il blocco (soprattutto gli ultimi giorni), ma alla fine Chruscev si convinse della gravità di una guerra nucleare tra le due superpotenze, inimicandosi i vertici militari URSS, ma salvaguardando la pace globale; infatti accettò l'ipotesi dello smantellamento delle postazioni esistenti a Cuba a patto che gli USA rimuovessero i missili posizionati in Turchia e a patto che gli USA non tentassero più di invadere Cuba (28 ottobre).










sabato 13 ottobre 2012

I Premi Nobel per la fisica...

Il Nobel per la fisica 2012 è andato a due studiosi (Serge Haroche e David Wineland) che hanno aperto le porte ad una nuova era della sperimentazione nella fisica quantistica, grazie alla possibilità di osservare le singole particelle quantistiche senza distruggerle, riuscendo a misurarle e controllarle con un nuovo metodo. Vediamo di capirci qualcosa in più, per quanto possibile...

 Per quali scoperte/invenzioni sono stati premiati?
Tramite due tecniche da loro implementate sono riusciti a misurare e controllare un singolo sistema quantistico, cioè sono riusciti a osservare gli stati quantistici attraverso una misurazione che non ha distrutto le particelle, quindi esperimenti che non hanno interagito con essi alterandone i risultati o le caratteristiche oppure distruggendole (sembra un riferimento anche al Paradosso del gatto di Schrodinger e al Principio di indeterminazione di Heisenberg).

Qual è il contesto specifico dell'esperimento?
Questa sperimentazioni è avvenuta in un sistema a due stati quantistici, dove questi sono accoppiati ad oscillatori armonici quantizzati sulla base del Hamiltonian del modello Jaynes-Cummings, riferito ad un modo quantizzato di una cavità ottica.
What a mess! Cercando di parafrasare il tutto, il modello Jaynes-Cummings descrive le interazioni di un sistema con due possibili stati quantistici (gli stati quantistici sono le variabili usate per descrivere un sistema quantistico, che sarebbe l'ambiente oggetto di analisi) con un modo quantizzato (quantized mode) di una cavità ottica (cioè le onde continue prodotte tramite riflesso nella cavità ottica, "modi quantizzati"). E l'Hamiltonian di questo modello sarebbe l'energia totale nel sistema.

Come è avvenuto?
Attraverso l'implementazione di due tecniche in un sistema consistente in uno ione con due livelli quantistici accoppiati ad una luce laser oppure in un atomo fortemente eccitato con due livelli di Rydberg accoppiati ad un campo di microonde, dove un oscillatore armonico quantizzato (quello previsto dal modello Jaynes-Cummings) descrive il movimento nella cavità/risonatore ottico dello ione nella "trappola" laser o dell'atomo nel campo di microonde.

  • Wineland ha isolato singoli ioni o atomi elettricamente carichi sono tenuti dentro una trappola circondandoli con un campo elettrico in particolare grazie all'utilizzo di raggi laser in grado portare lo ione al suo stato energetico più basso, isolandolo dal calore e dalla radiazione dell'ambiente nel vuoto (vacuum) a temperature molto basse. A livello pratico si tratta di ioni di berillio tenuti intrappolati tramite elettrodi e influenzato tramite un laser. Poi sempre grazie all'impulso laser è riuscito a mettere lo ione in uno stato di sovrapposizione (quantum superposition), per cui lo ione in questione è come se esistesse in ogni suo possibile stato simultaneamente, ma una volta che si effettua la misurazione questa influenza il suo stato portandolo ad uno solo di quelli possibili (questa è una delle interpretazioni della meccanica quantistica); però una volta che è in stato di sovrapposizione, questa "superposition" dello stato energetico dello ione può essere studiata.
  • Haroche ha svolto il suo esperimento in una cavità a microonde con due specchi sferici molto riflettenti distanziati di 2,7 cm l'uno, fatti di un materiale superconduttore e ridotti ad una bassissima temperatura, dove i fotoni rimbalzavano per più di un decimo di secondo (per un fotone equivale ad un viaggio intorno alla Terra); durante questo periodo di tempo ha usato degli atomi speciali preparati precedentemente (gli atomi di Rydberg, grossi atomi "a forma di ciambella") per controllare e misurare i fotoni nella cavità, inviandoli uno per uno ad una precisa velocità così da interagire coi fotoni in maniera controllata. L'interazioni del fotone con l'atomo in questione cambia lo stato quantistico dell'atomo, per cui quando esce dalla cavità se dalla misurazione non risulta un un cambio di stato allora non ha interagito, viceversa si possono contare i fotoni nella cavità a seconda dei cambiamenti intervenuti nell'atomo (che altrimenti si distruggerebbero subito a contatto col mondo esterno).

La novità pratica di queste scoperte è intanto la possibilità di dare finalmente risposta al Paradosso del gatto di Schrodinger (che voleva enfatizzare la transizione delle interpretazioni della meccanica quantistica dal mondo quantistico al mondo "classico"), infatti un esperimento del gruppo Haroche che prendeva in considerazione la sovrapposizione di stati di campi di microonde "cat-like" ha permesso di misurare la decoerenza della sovrapposizione (cioè la sua evoluzione in uno stato misto, in seguito alla perdita di coerenza dovuta all'entanglement con l'ambiente, il quale spiegherebbe il collasso della funzione-onda postulato da Von Neumann); in questo caso la decoerenza di questa sovrapposizioni può essere misurata  come una funzione del tempo e delle proprietà  della sovrapposizione degli stati.  Wineland invece ha compiuto un esperimento abbastanza simile ma creando "stati gatto" (cat states) composti da singoli ioni intrappolati in entanglement con stati di movimento coerenti e osservandone la decoerenza (ripreso successivamente anche da Haroche, il quale ha osservato la loro evoluzione in una miscela statistica). In particolare il campo di microonde e gli atomi Rydberg permettono di mappare l'interno della cavità, monitorando così atomo dopo atomo il passaggio dalla sovrapposizione quantistica alla fisica classica.

Una seconda novità molto interessante è l'applicazione della "trappola degli ioni" per costruire un computer quantistico, dove i qubits sono codificati in livelli "iperfini" di ioni intrappolati che interagiscono poco con l'ambiente e perciò hanno una vita più lunga. In questo caso Wineland è stato il primo a condurre un esperimento su un'operazione a due qubit tra movimento e spin con ioni di berillio, operazione chiamata "the controlled NOT gate" (CNOT)
Il fatto è che in un computer quantistico il qubit può avere il valore di 0 e 1 allo stesso tempo, per cui due qubit possono simultaneamente  prendere quattro valori diversi (00, 01, 10, 11) e ogni qubit addizionale raddoppia la quantità di stati possibili. Il problema nella costruzione del computer quantistico sta però nel fatto che i qubit devono essere isolati dall'ambiente esterno affinchè nono siano distrutte le loro proprietà quantistiche, ma allo stesso tempo devono essere in grado di comunicare col mondo esterno per trasmettere il risultato dei calcoli.
















venerdì 12 ottobre 2012

L'accordo sulla riforma elettorale...?!

Ieri in Commissione Affari Costituzionali, al Senato, si è deciso di adottare come testo base per la prosecuzione dell'esame dei disegni di legge in materia elettorale un testo unificato presentato dal sen. PDL Malan, al quale dovranno riferirsi gli emendamenti, mentre la proposta del sen. PD Bianco risulta quindi preclusa; inoltre la discussione riprenderà giovedì 18 ottobre. 
Sulla base delle notizie diffuse sembra che ci sia stato un accordo intermedio tra i partiti, per cui sostanzialmente il PD ha concordato sull'uso della proposta PDL come base per la discussione al Senato (le due proposte era molto simili, solo che il primo proponeva le preferenze e il secondo i collegi), così che finalmente si sbloccasse l'impasse che ha caratterizzato questa proposta di riforma elettorale.
Le novità più importanti sono espresse sinteticamente (ma molto ben riassunte) dal Post. Invece analizzando punto per punto le modifiche di legge questi sono i cambiamenti alle norme per l'elezione della Camera, in particolare:

  1. Ripartizione dei seggi su base proporzionale nazionale con l'attribuzione di un premio di 76 seggi alla lista o alla coalizione di liste che ha avuto più voti (sul piano nazionale)
  2. L'elezione dei candidati per ogni lista circoscrizionale avviene sulla base di due elenchi, per cui sono eletti per una quota di due terzi dei seggi tramite le preferenze (cioè secondo l'indicazione espressa dall'elettore) i candidati inseriti nella prima lista, mentre per la restante parte sono eletti i candidati della seconda lista in base all'ordine di presentazione
  3. Sono distribuiti tra le circoscrizioni i 541 seggi da ripartire in ragione proporzionale, eseggi da attribuire come premio sono determinati, per ciascuna circoscrizione, come differenza tra il numero dei seggi complessivi assegnati alla circoscrizione e il numero dei seggi da attribuire in ragione proporzionale
  4. Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista, nonché fino a due voti di preferenza per i candidati inseriti nel primo elenco della lista votata (quella citata nel punto 2)
  5. Ogni lista deve essere composta da due elenchi di candidati. Qui la vera novità consiste nel fatto che nell'insieme dei candidati compresi nel primo elenco nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi, e nell'ambito del secondo elenco i candidati successivi al primo devono essere presentati in ordine alternato di genere.
  6. Nessun candidato può candidarsi sia alla Camera che al Senato o essere incluso in più liste (uguale a prima), né in più di un primo elenco, né in più di tre secondi elenchi
  7. Questo è da CAPIRE BENE per le future elezioni politiche: se l'elettore esprime una preferenza per un candidato incluso nel secondo elenco e non presente anche nel primo, il voto si intende attribuito esclusivamente alla lista cui appartiene il candidato prescelto; se l'elettore non ha segnato alcun contrassegno di lista ma ha espresso una o più preferenze, si intende che abbia votato la lista alla quale appartengono i candidati prescelti se le preferenze sono indicate nello spazio a fianco del contrassegno di lista al quale i candidati prescelti appartengono; se l'elettore ha segnato più contrassegni di lista e ha indicato una preferenza, il voto è attribuito alla lista cui appartiene il candidato prescelto se appartenente ad una delle liste votate
  8. Per partecipare alla ripartizione dei seggi le liste devono aver conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi, oppure in circoscrizioni comprendenti complessivamente un quinto della popolazione almeno il 7 per cento dei voti validi, o che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4 per cento dei voti validi nell'ambito di una coalizione, nonché le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione
  9. Per ciascuna delle liste ammesse al riparto dei seggi, si divide la cifra elettorale nazionale successivamente per 1, 2, 3, 4, sino a concorrenza dei seggi da attribuire in ragione proporzionale ; i seggi sono poi assegnati alle liste cui corrispondono nell'ordine i più alti quozienti ottenuti da tali divisioni, inoltre a parità di quoziente nelle cifre intere e decimali, il seggio è attribuito alla lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale e, a parità di quest'ultima, per sorteggio
  10. Alla lista o coalizione di liste col maggior numero di voti è attribuito il premio di maggioranza
  11. Dopo il punto 8 e 9 si procede a distribuire nelle singole circoscrizioni i seggi assegnati alle varie liste/coalizioni di liste ammesse alla ripartizione, dividendo il totale delle cifre elettorali circoscrizionali di tutte le liste che la compongono per il quoziente elettorale nazionale (ottenuto dividendo il totale dei voti per il numero dei seggi spettanti), ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alle liste della coalizione medesima (e lo stesso nel caso di singola lista). Poi si moltiplica ciascuno degli indici suddetti per il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione e divide il prodotto per la somma di tutti gli indici, così la parte intera dei quozienti di attribuzione ottenuti rappresenta il numero dei seggi da attribuire nella circoscrizione a ciascuna coalizione di liste o lista
  12. Sono proclamati eletti per un numero pari ai due terzi dei seggi ai quali la lista ha diritto, i candidati compresi nel primo elenco con la maggiore cifra individuale in base alla graduatoria; per un terzo  i candidati compresi nel secondo elenco in base all'ordine di presentazione

...E per l'elezione del Senato:

  1. L'assegnazione dei seggi tra le liste concorrenti è effettuata in ragione proporzionale con circoscrizioni regionali, con l'attribuzione di un premio pari a 37 seggi alla lista o alla coalizione di liste che abbia conseguito nell'insieme delle regioni il maggior numero di voti (i seggi da attribuire come premio sono determinati come differenza tra il numero dei seggi assegnati alla regione e quelli da assegnare in ragione proporzionale)
  2. (uguale al precedente punto 4)
  3. (uguale al precedente punto 5 e 6)
  4. La cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista e di ogni coalizione di liste è data dalla somma dei voti conseguiti nelle singole sezioni elettorali della circoscrizione rispettivamente dalla lista o dalla coalizione di liste; la cifra individuale di ogni candidato è determinata sommando il numero dei voti di preferenza riportati nelle singole sezioni elettorali della circoscrizione
  5. (uguale al precedente punto 8)
  6. Per ogni lista ammessa al riparto si divide la cifra elettorale circoscrizionale per il numero di seggi da attribuire nella regione, ottenendo così il quoziente elettorale circoscrizionale e si divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per il quoziente elettorale circoscrizionale; la parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista
  7. (uguale al precedente punto 12)


A questo punto il problema che tutti si sono posti riguarda la governabilità nel contesto attuale e con un sistema di voto di questo genere. Purtroppo però sulla base degli ultimi sondaggi effettuati, con un tale sistema elettorale nessuna delle attuali coalizioni riuscirebbe a raggiungere la maggioranza minima di 316 seggi. Quindi nell'attuale passaggio al Senato sarebbe forse il caso di approfondire questo tema, aumentando piuttosto il premio di maggioranza, se necessario, per evitare Governi che debbano dipendere dall'appoggio "esterno" più o meno condizionato di piccoli partiti o semplicemente composti da una coalizione troppo debole e divisa (si veda il secondo Governo Prodi).

(*) Aggiornamento: un articolo su Lavoce.info ha recentemente proposto un'idea interessante: prendere ad ispirazione il meccanismo elettorale della Regione Veneto, caratterizzato da un sistema proporzionale con soglia di sbarramento e premio di maggioranza variabile; in particolare il premio è costituito da una quota di seggi che diminuisce al crescere dei voti ottenuti e che porta la coalizione vincente ad avere non meno del 55 per cento e non più del 60 per cento dei seggi. 
Questa proposta si basa sul fatto che bene o male un premio di maggioranza è necessario, se non si forma nessuna maggioranza assoluta dalle elezioni, sul fatto che un premio fisso del 12,5% potrebbe non bastare nel caso di una coalizione con meno del 37,5% dei voti oppure potrebbe dare troppo potere nel caso di una coalizione con il 54,1% dei voti, e infine sul fatto che comunque anche negli altri paesi che spesso prendiamo come esempio vi sono meccanismi più o meno espliciti di premi simili (nel sistema tedesco c'è un premio di maggioranza tenue che però non è bastato e ha richiesto il ricorso alla GroBe Koalition; nel sistema spagnolo ci sono molte piccole circoscrizioni, senza recupero dei resti a livello superiore, in tal modo si sacrificano i partiti minori e si conferisce nascostamente un premio di maggioranza che può essere forte, come avvenuto nelle elezioni del 2011 in cui il Partito popolare ha avuto il 53 per cento dei seggi contro il 44 per cento dei voti).