venerdì 5 aprile 2013

About: Credit Crunch

Che cos'è la contrazione del credito?
Semplicemente una riduzione dei prestiti da parte delle banche a famiglie e imprese.

Come mai se ne parla spesso?
In momenti di crisi economica capita che il sistema finanziario sia più debole, soprattutto se è direttamente responsabile della crisi (come quello americano e inglese), per cui la normale attività di prestito da parte delle banche ne risente.
Semplicemente: la gente ha meno soldi--> i depositi diminuiscono e/o i prestiti già concessi non vengono ripagati--> le banche perdono i requisiti minimi di solidità richiesti o peggio ancora falliscono-->lo Stato deve intervenire per salvarle.

Come mai è sofferto soprattutto nei paesi più colpiti dalla crisi?
Proprio perché il sistema economico di queste nazioni è più provato, non riesce a riprendersi e trascina con sé anche il settore bancario.
Questo discorso però non vale per i paesi quasi completamente liberisti (USA e in parte UK), perché in tali casi la crisi ha una durata inferiore e non si può effettivamente parlare di contrazioni durature del credito.

La Banca Centrale Europea come ha reagito?
La Bce ha effettuato due LTRO (Long Term Refinancing Operation), uno a dicembre 2011 per circa 489 mld e uno a febbraio 2012 per 529 mld, dove ha prestato complessivamente 1018 mld alle banche europee ad un tasso del 1%, a fronte di una garanzia ("collaterale") costituita da titoli di Stato posseduti dalle banche.

E' servito a dare un po' di tregua alle banche?
Sì, in questo modo le banche dei paesi più deboli hanno ricevuto un prestito alternativo rispetto al normale ricorso al mercato, un ricorso al mercato che nel loro caso era ed è molto costoso.

E' servito a ridare impulso ai prestiti?
No, per il semplice fatto che buttare mille miliardi sul mercato finanziario europeo non implica in automatico che tutti abbiano più liquidità a disposizione.
Infatti le banche, essendo perfettamente a conoscenza della gravità della crisi, hanno investito tali fondi in operazioni generalmente non rischiose (Titoli di Stato), così da lucrare sulla differenza di rendimento (se un BTP mi dà il 4% e io devo restituire l'1% alla BCE, guadagnerò il 3%) e compensare le enormi perdite dovute al deterioramento/difficoltà di pagamento dei prestiti fatti a famiglie e imprese.

L'Italia come sta dal punto di vista bancario?
Fortunatamente la crisi finanziaria non ha particolarmente coinvolto le nostre istituzioni finanziarie, d'altro canto la debolezza della nostra ripresa economica ha pregiudicato molti dei prestiti in corso e di conseguenza ha indebolito i principali istituti (costringendoli a rilevare ingenti perdite e a cercare nuovi capitali), senza contare gli alti tassi di interesse pagati dalle banche stesse per prendere a prestito denaro sul mercato.
Attualmente i crediti in sofferenza sono sui 120 mld (64 netti se consideriamo solo la differenza tra quelli svalutati e quelli non svalutati), per quanto riguarda le banche italiane, crediti che hanno richiesto rettifiche di valore per oltre 21 mld (quindi hanno abbassato o mandato in negativo l'utile della maggior parte delle grandi banche).

Se ricominciassero a prestare soldi cosa succederebbe?
Dovrebbero prestarli a tassi molto alti, come sostanzialmente avviene adesso, così da avere almeno la sicurezza di godere di interessi sicuri fino al rimborso (sempre che sia rimborsati).
Inoltre se molti dei prestiti già concessi non vengono ripagati o diventano inaffidabili, la banca è costretta a rilevarlo e a subirne le relative perdite (anche se il cliente non è ancora fallito), un fatto questo che andrebbe ad intaccare i coefficienti minimi stabiliti dall'Accordo Basilea 2, costringendo le banche a cercare nuovi soci che integrino il capitale (cosa che hanno comunque dovuto fare).

Perché i prestiti potenzialmente non restituibili contano?
Perché anche se non è detto che il cliente smetta di pagare o abbia problemi duraturi, le regole contabili obbligano tutti (non solo le banche) a seguire un principio di prudenza basato sulle concrete probabilità che il prestito sia ripagato oppure no (se di solito le imprese piemontesi ripagano l'80% dei prestiti, Intesa San Paolo ipotizzerà che il 20% non venga ripagato e quindi andrà ad inserirlo tra i costi di esercizio, di conseguenza questo ridurrà l'utile finale).

La politica c'entra con le banche da noi?
La politica controlla indirettamente molte banche (tra cui Unicredit, Intesa e MPS) attraverso le fondazioni bancarie, determinando chiaramente una certa inefficienza per via di nomine e operazioni che magari hanno finalità esclusivamente politiche e non perseguono l'interesse della banca, come normalmente avviene.
Molti criticano l'attuale sistema (soprattutto dopo lo scandalo MPS), che è una specie di compromesso attuato nel 1992 per non separarsi completamente dall'influenza politica in tale ambito, ma non mi sembra che i risultati delle banche considerate indipendenti (come le altri grandi banche europee o americane) siano tanto più auspicabili: le banche americane e inglesi (sicuramente le meno contaminate da influenze politiche) hanno creato e alimentato una enorme crisi finanziaria, mentre le maggiori banche europee o hanno seguito l'esempio (per esempio Deutsche Bank si è buttata a capofitto nel ramo speculativo e dei derivati) oppure si sono avventurate nel settore immobiliare, altrettanto speculativo, creando bolle che hanno devastato le rispettive economie.
Sinceramente non condivido tutto questo entusiasmo per una indipendenza assoluta delle istituzioni finanziarie dalla politica (o più semplicemente dal controllo pubblico).

Perché le banche sono sempre tutelate e salvate in caso di problemi?
Perché un sistema capitalistico (che sia l'Italia o gli USA) non può sopravvivere senza le banche (quanto meno le banche commerciali, non quelle di investimento), per cui o lo Stato gestisce e controlla le banche occupandosi direttamente del credito, altrimenti ogni volta che le banche saranno in difficoltà anche l'economia reale ne risentirà.

Le banche ci guadagnano sempre?
Sì, perché sono gli intermediari che permettono la raccolta e distribuzione del denaro, per cui se non ci guadagnassero allora vorrebbe dire che il settore finanziario ha enormi problemi (e noi saremmo rovinati) o viceversa che l'economia reale è completamente a pezzi.

Come si può cambiare questo sistema?
All'interno del quadro normativo europeo di stampo liberista non è prevista un'alternativa, e meno che mai si lascia spazio all'intervento dello Stato nel settore bancario-creditizio, per cui lo Stato ha le mani legate dal punto di vista giuridico (fino al momento del quasi-fallimento della banca), in più dal punto di vista del bilancio lo Stato non ha abbastanza soldi per rimediare da solo alla debolezza delle banche;

Chi può intervenire allora?
A questo punto solo la BCE (come ha già fatto) può concedere finanziamenti a basso prezzo alle banche, ma contemporaneamente la UE deve mettere a disposizione molto risorse (vincolate a questo scopo o meno, e comunque maggiori di quelle stanziate) così da assicurare una ripresa effettiva nei paesi più disagiati attraverso una grossa spesa pubblica (in questo caso a livello europeo).

Nel frattempo?
Meanwhile aspettiamo che i paesi emergenti ricomincino a importare.
Contemporaneamente avverrà quello che è successo in USA, ma in modo più lento: ci sarà un riequilibrio automatico dell'economia, cioè in parole povere una ristrutturazione industriale che porterà al fallimento delle imprese che non riusciranno a trovare mercati di sbocco.
Tanto nessuno ha i soldi per intervenire in funzione di contrasto a tale scenario negativo, per cui speriamo che quanti più imprenditori possibili riescano a riconvertire la propria produzione al meglio.

Se avessimo la nostra Banca Centrale cosa potremmo fare?
Potremmo garantire linee di credito speciali per imprese e famiglie, sostanzialmente lasciando fallire le banche che hanno effettuato scelte azzardate (nel caso italiano c'è solo MPS) oppure potremmo nazionalizzarle temporaneamente solo per garantire i depositi dei cittadini (che sono comunque già garantiti fino a 100mila euro).

Non potrebbe farlo la BCE o la UE?
E' assolutamente fuori dal vocabolario liberista il verbo "nazionalizzare", meglio lasciare che ci pensi lo Stato (se ha i soldi) oppure che intervenga l' ELA (liquidità di emergenza) contestualmente alla ricapitalizzazione a spese della nazione in questione. That's better!






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